Le avventure di Rocambole

Ciao a tutti, oggi vi parlerò della mia nonna paterna, Adelia, le assomiglio tanto fisicamente, nel carattere forse un po’ meno, ma io l’ho conosciuta in un periodo nel quale era profondamente provata, povera nonnina e sarei felice di poterla conoscere adesso che sono grande e che potrei godermela tantissimo, le racconterei della mia vita e riuscirei di sicuro a farla ridere. Purtroppo me la ricordo sempre triste, anche quando sorrideva, era un sorriso con una piega amara, ma aveva le sue buone ragioni che non sto qui a spiegarvi. Scusami nonna Adelia, mi manchi, avrei voluto viverti di più, quando sei andata via io facevo la terza media, non ero proprio piccolissima, ma di sicuro ero una ragazzina timida e impacciata, una che amava studiare, che vi devo dire? Nessuno è perfetto. Ero convinta di essere brava, ma al tempo stesso, per altri aspetti mi sentivo inadeguata, questo più che altro nel prosieguo della mia vita. Poi sono sempre stata allegra, ho sempre amato ridere, adoravo stare in compagnia. Ma i geni non sono acqua fresca, a tutti, chi più chi meno, in famiglia è sempre piaciuto leggere e scrivere. Non so se nonna scrivesse, di sicuro so per certo che amasse leggere. Tant’è che un giorno lesse per l’appunto Le avventure di Rocambole e fin qui, direte voi, che c’è di strano? Nulla, ma fu incredibile quello che generò la sua lettura. Dovete sapere che i miei nonni vivevano in Abruzzo, a Sulmona, poi a Popoli, dov’è nato il mio papà adorato, una vera macchietta, la persona più simpatica del mondo, senza nulla togliere alla mia mamma. La mamma è sempre la mamma, chi ha la mamma non piange mai, è proprio vero. Mi ritengo fortunatissima. Tornando a nonna e al suo libro, la vicenda è stata a dire poco rocambolesca, proprio da Rocambole venne coniato il termine. Ma lei, ignara, non poteva immaginare che una donna che lei aveva aiutato tanto e che le dava una mano in casa, mia nonna lavorava e aveva tre figli, un marito, una cognata, la mitica zia Rosina, noi la chiamavamo affettuosamente zia Nina. Anche zia Nina, che era la mia prozia, si dava ben da fare, ma erano in tanti, tutti sotto allo stesso tetto, di sicuro due mani in più facevano comodo. Quanto a zia Nina, fu la prima a morire mentre io ero piccola. Piansi per mesi interi, mi ritrovai addirittura ad essere arrabbiata con lei, mi sentii tradita e abbandonata, come poteva farmi una cosa del genere senza avvertirmi? Lo so ero molto piccola, non ricordo di preciso quanti anni avessi e ora non mi va di fare il conto. Che poi in realtà non fu la prima a morire perché persi nonna Maria che ero ancora più piccola, ho pochi ricordi di lei. Ho delle immagini scolpite in testa, forse in qualche modo cercai di proteggermi dal dolore, sono sempre stata una bambina sensibilissima, pure troppo e lo sono tuttora, ma si cresce e, come si sa, la vita ti insegna anche quello che non vuoi. Lo ripeteva spesso la mamma di un mio ex fidanzato. Le volevo tanto bene davvero, mi dispiace che non ci sia più, la porterò sempre nel mio cuore. Non fu subito amore a prima vista tra noi due, ma imparammo ad apprezzarci e a volerci bene sul serio. Di lei ho un bellissimo ricordo. Uno del mestiere, tornando a nonna Maria, la mamma di mamma, mi disse che forse volevo proteggermi dal dolore di mia madre, chissà, chi può dirlo. Mia madre è una persona meravigliosa e lo dico indipendentemente dal fatto di essere sua figlia. E’ davvero una grande, quante ne ha passate, anche se ha una bella vita, i miei genitori sono ancora felicemente coniugati dopo tanti anni, che Dio li benedica. Ho fatto delle digressioni, lo so, ma si imponevano. Insomma questa signora che aiutava talora mia nonna Adelia era affascinata da mia nonna, al punto tale che quando sentì il titolo del libro che stava leggendo, essendo incinta, decise di chiamare il figlio Rocambolo, per italianizzare il dialetto. Che poi il dialetto è cultura. Immaginatevi a questo punto lo sconcerto di tutta la famiglia. Mio nonno Luigi, che purtroppo non ho mai conosciuto, le disse: “Adelia hai compiuto un misfatto!”. Lei giustamente si schermì dicendo che mai avrebbe potuto immaginare una cosa simile e tentò in tutti i modi di dissuaderla, ma non ci fu verso. La donna fu irremovibile e segnò in tal modo il destino di suo figlio, povera anima, speriamo che abbia fatto una bella vita, che lo abbia ripagato di questo nome infame. Intervenne pure mio zio Francesco, il primogenito, che disse alla mamma, ti rendi conto? Ma una a questo mondo non può nemmeno leggere un libro e farne partecipi le persone che si scatena un simile finimondo? La storia continua, ma qui mi fermo. Rocambolo, Rocambolino, povero piccino!

Pubblicato da valy71

Sono appassionata di scrittura da sempre, cerco il mio posto nel mondo ed è proprio per questo motivo che ho deciso di approdare qui. La parola chiave del mio Blog è decisamente l'Amore, l'amore per la vita, in tutte le sue forme e nelle inevitabili diramazioni che la vita ci impone. La vita ci insegna anche quello che non vorremmo mai imparare, lo ripeteva spesso una persona che ho amato tanto, con tutto il cuore, una donna meravigliosa che ora ci osserva e ci protegge da lassù e sono certa che mi voglia bene, come io ne voglio a lei, la amerò per sempre, anche se il destino, che davvero ha molta più fantasia di noi, ha deciso di separare, per così dire, le nostre strade, ma per volersi bene, non basta che amarsi, anche se non ci si vede e non ci si sente più. Il mio dolce saluto arriva fino a lassù e la raggiunge. Le auguro di riposare in pace e di trovare quella felicità che nella vita ha saputo assaporare, nonostante le mille difficoltà che ha incontrato e superato brillantemente. Non fu subito amore a prima vista tra noi, ma abbiamo imparato a volerci bene e a rispettarci. Dove c'è rispetto, c'è amore! Valeria D'Andrea

4 pensieri riguardo “Le avventure di Rocambole

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