Una telefonata da mia zia

Mi ha telefonato questa mattina per sapere come io stessi innanzitutto, non manca mai di premurarsi in tal senso. E’ un vero tesoro, un dono del Cielo ed io l’adoro, fin da quando ero minuscola. Prendevo il telefono tra le mie manine, la cornetta era quasi più grande di me, con l’aiuto della mamma o del papà e componevo il numero di telefono, che già conoscevo a memoria, una memoria prodigiosa, che tuttora conservo e per la quale ringrazio il Signore. L’ho ripresa da papà, che, alla sua rispettabile età, è il caso di dirlo, che Dio lo benedica e lo protegga sempre, è ancora così.

Mamma è molto, ma molto più giovane di lui, in tutti i sensi, soprattutto ha un carattere completamente diverso dal suo. E’ in gambissima.

Lo schieramento della nostra famiglia di origine è: papà, mamma, Luigi e Valeria, che come saprete ormai benissimo, sono io.

I geni: papà e Luigi. Invero, le ragazze vincono bellamente a mani basse, con la loro calma quiete e, soprattutto grazie alla loro squisita gentilezza.

Noi abbiamo un’intelligenza del cuore, ovverossia, intelligenza emotiva, chiedete a Daniel Goleman di che cosa si tratti, che ce li incartiamo, i ragazzi, se la sognano loro!

Ragazze verso ragazzi, due a zero, palla al centro.

Oggi è proprio giornata di telefonate, mi ha chiamata Silvia, una mia cara amica, che Dio la benedica, mi ha fatto davvero piacere sentirla.

Insomma, tornando a zia Cecilia, senza nulla togliere a Silvia naturalmente, si è ricordata di avere uno zio, Umberto, si chiamava così anche mio nonno, il papà di mamma.

Insomma, zio Umberto amava scrivere e scriveva tantissimo, come mio zio Francesco, il mio amatissimo zio paterno. Lo saluto sempre, mi sorride dal Paradiso, mi sembra di vederlo. Ti ricordi, zio, quando siamo andati insieme, tu ed io al Cinema Ambassade, a vedere: “Una settimana da Dio?”.

Ci siamo divertiti come matti quel giorno, lo abbiamo trascorso quasi tutto insieme. Poi ti ho accompagnato a piedi dove stavi ed io sono tornata a casa a piedi, non avevo ancora la patente.

Ricordo anche quando venni a farti vedere come guidavo, con la mia Micra Super S, detta Pody, abbreviazione de La Poderosa. Nulla a che vedere con la motocicletta di Che Guevara, che saluto.

Andai al Cinema Madison a vedere I diari della motocicletta, ero da sola nella sala di pomeriggio.

Finito il film, uscii ed andai al bar lì vicino, a sorseggiare, come era mia abitudine, un cappuccino. Mmm, che buono che era.

Poi tornai a casa, a piedi, avevo già la patente, ma amavo fare lunghissime passeggiate a piedi, anche grazie a questo, sono riuscita a mantenermi in forma.

Da piccola ero bravissima a nuotare, facevo la Ginnastica Artistica, ero molto brava ai saggi e ho vinto qualche gara, conservo poche medaglie, ahimè, alcune sono andate a finire chissà dove, che peccato.

Ero bravissima nella corsa, nella ginnastica a corpo libero, nella corsa campestre, a Villa Borghese, mi sono qualificata, ho fatto per un breve periodo danza moderna, lì ero meno brava, ho giocato perfino a Soft Ball, avevo il campo presso l’Appio Claudio, giocavo nella serie B, amichevole, e mi sono fatta valere.

In ogni prato facevo una ruota, un ponte e una rovesciata, mi esercitavo anche a casa, facevo la verticale al muro, il muro ne sapeva qualcosa poverino.

Zia Cecilia si è ricordata di zio Umberto, che era Colonnello durante la Prima Guerra Mondiale e, a causa di un ordigno, detto scrapner, che sia maledetto, come tutte le guerre del mondo, perse l’udito e forse anche la vista.

Nonno Luigi, che purtroppo non ho potuto conoscere, il papà di mio padre, ricevette un telegramma dove lesse che zio Umberto, suo fratello, aveva recuperato l’udito, ma apprese, contestualmente e disperatamente, che zio Mario, suo e loro fratello minore, era saltato in aria a causa di una bomba.

Aveva, povera anima, soltanto diciannove anni.

Correva l’anno 1917, parliamo appunto, della Prima Guerra Mondiale.

Papà prese il nome da lui, un nome che adoro, Mario, sebbene significhi martire, dal Latino marus.

Con piccoli esercizi di memoria, oggi, zia Cecilia ha ricordato tutto questo e ha detto che mi racconterà molte altre cose di zio Umberto. Che Dio lo abbia in gloria, così come con tutti i miei ed i nostri cari defunti.

Nonno Umberto e nonno Luigi sono stati eroi di guerra, ne sono profondamente orgogliosa, sono onorata di essere loro nipote, peccato non si siano conosciuti, sarebbero diventati di sicuro amici.

Pubblicato da valy71

Sono appassionata di scrittura da sempre, cerco il mio posto nel mondo ed è proprio per questo motivo che ho deciso di approdare qui. La parola chiave del mio Blog è decisamente l'Amore, l'amore per la vita, in tutte le sue forme e nelle inevitabili diramazioni che la vita ci impone. La vita ci insegna anche quello che non vorremmo mai imparare, lo ripeteva spesso una persona che ho amato tanto, con tutto il cuore, una donna meravigliosa che ora ci osserva e ci protegge da lassù e sono certa che mi voglia bene, come io ne voglio a lei, la amerò per sempre, anche se il destino, che davvero ha molta più fantasia di noi, ha deciso di separare, per così dire, le nostre strade, ma per volersi bene, non basta che amarsi, anche se non ci si vede e non ci si sente più. Il mio dolce saluto arriva fino a lassù e la raggiunge. Le auguro di riposare in pace e di trovare quella felicità che nella vita ha saputo assaporare, nonostante le mille difficoltà che ha incontrato e superato brillantemente. Non fu subito amore a prima vista tra noi, ma abbiamo imparato a volerci bene e a rispettarci. Dove c'è rispetto, c'è amore! Valeria D'Andrea

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