Che ne sarà di noi?

Eravamo il cielo e pure le stelle, eravamo io e te, soli contro il mondo, nel senso che insieme avremmo potuto affrontare qualsiasi cosa, ad un certo punto evidentemente è andato tutto storto, succede! Nella vita capita di tutto, succede che un fidanzato che ami tanto ti lasci, mi è capitato più di una volta, sono sopravvissuta. Qui non sto parlando di storie d’amore convenzionali, parlo di un padre e di una figlia che insieme sono stati sempre ben più di una famiglia. Si sa che gli equilibri familiari sono complicati, nella vita non c’è niente di semplice. Ma come si arriva giorno dopo giorno a non capirsi più e perché? Io ho tutte le ragioni per essere arrabbiata, ma la rabbia che provo non intacca l’amore, non lo sminuisce, gli affetti non sono in discussione, so di aver fatto sempre il mio dovere, almeno ci ho provato e lui, papà, è sempre stato un uomo amorevole, dolcissimo, poi ci fu un periodo, anni fa, nel quale non riuscivamo a comunicare senza litigare. Gli equilibri divengono talora disequilibri, succede anche questo, ma perché è tutto così difficile e complicato e perché? E’ come se da un certo punto in poi il meccanismo si sia inceppato e qualcosa si è incrinato, un lembo di quello che eravamo e che ancora siamo è rimasto impigliato da qualche parte, chissà dove, non che sia così difficile ricostruire i fatti. Io so di aver commesso molti errori, dal canto mio cercavo di non dare preoccupazioni perché capivo che c’erano tanti problemi, alcuni grandi e gravi, ma ho sbagliato a non dare la precedenza a me stessa, dovevo dire che soffrivo, che stavo soffrendo da morire. Non è facile per me raccontare tutto questo, ma trasporlo sulla carta digitale, su questo foglio elettronico, potenzialmente inestinguibile, mi fa sentire meglio. Mi aiuta in primo luogo, a rielaborare i fatti e poi almeno mi sfogo e trasferisco il dolore o una parte dello stesso altrove, fa bene cambiare punto di vista. Improvvisamente sono diventata cattiva, non posso più parlare che mia suocera si mette a piangere, non ho parole in proposito, dopo tutti i fiorellini che le sono sempre usciti dalla bocca, ma a lei è consentito perché lei è prepotente, è abituata a comandare, ma non le va a genio che gli altri le dicano quello che deve fare. Le piace intromettersi nella nostra vita continuamente, non è capace di avere una vita propria e mio padre mi dice che è preoccupato per me, che lo sto uccidendo. No signori, non ci sto. Non sono diventata una massacratrice, ho solo imparato a parlare chiaro, ma le parole pesano, come macigni e non tutti riescono a sopportarlo questo peso, nondimeno io esprimo il mio parere. Non sto paragonando mio padre e mia suocera, sono due persone con caratteri molto diversi, come siamo molto diverse anche io e lei, non credo che riusciremo mai a trovare davvero un punto di incontro, sono soltanto quattordici anni più o meno che ci provo, sai che ti dico? Mi sono stufata, fai come credi, pensa quello che ti pare, del resto finché si organizzano feste, io sono carina, conciliante, quella che trova le soluzioni, ed evidentemente anche questo non le va bene, è abituata ad avere la leadership, va tutto bene, quando improvvisamente esprimo le mie opinioni no, allora sono cattiva. Sono quella che la voleva crocifiggere, pazzesco, pensa quanto hai capito di me in tutti questi anni, non hai capito un bel niente, un fico secco, ma tu trovi sempre la scappatoia perché sei furba o almeno ti ritieni tale. Ti riferisco un episodio e dici che non te lo ricordi, quindi nel tuo immaginario, nella tua testa, secondo il tuo modo di vedere, non è mai accaduto. Piangi, piangi pure, me ne hai fatte versare poche di lacrime, con tutte le cosine sante che ti sono uscite dalla bocca, tutto erano, fuorché fiorellini di campo. Ipocrita, una che pesa le parole con la bilancia. In ospedale addirittura dicesti a mia madre che le donne sono più impicciose perché hanno il ciclo, stavo passando le pene dell’inferno, poi a settembre, durante l’intervento più brutto di tutti, hai avuto il coraggio e l’impudenza di dire che tu sei una che perdona, ma non dimentica. Non aggiungo altro, se non che quando stavo morendo, per il crollo dell’emoglobina, c’è mancato veramente un soffio, tu avevi trentotto di febbre, ma la storia si ripete, tu non lo ricordi, quindi non è mai esistito, ma il problema è che me lo ricordo io.

Pubblicato da valy71

Sono appassionata di scrittura da sempre, cerco il mio posto nel mondo ed è proprio per questo motivo che ho deciso di approdare qui. La parola chiave del mio Blog è decisamente l'Amore, l'amore per la vita, in tutte le sue forme e nelle inevitabili diramazioni che la vita ci impone. La vita ci insegna anche quello che non vorremmo mai imparare, lo ripeteva spesso una persona che ho amato tanto, con tutto il cuore, una donna meravigliosa che ora ci osserva e ci protegge da lassù e sono certa che mi voglia bene, come io ne voglio a lei, la amerò per sempre, anche se il destino, che davvero ha molta più fantasia di noi, ha deciso di separare, per così dire, le nostre strade, ma per volersi bene, non basta che amarsi, anche se non ci si vede e non ci si sente più. Il mio dolce saluto arriva fino a lassù e la raggiunge. Le auguro di riposare in pace e di trovare quella felicità che nella vita ha saputo assaporare, nonostante le mille difficoltà che ha incontrato e superato brillantemente. Non fu subito amore a prima vista tra noi, ma abbiamo imparato a volerci bene e a rispettarci. Dove c'è rispetto, c'è amore! Valeria D'Andrea

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